Simon Boccanegra

Melodramma in 1 prologo e 3 atti, musica di Giuseppe Verdi, libretto di Francesco Maria Piave, tratto dal dramma Simon Bocanegra (Madrid, Teatro de la Cruz, 17-I-1843) di Antonio Garcìa-Gutièrrez.
1a rappresentazione: Venezia, Teatro La Fenice, 12-III-1857. Direttore Carlo Ercole Bosoni. Nuova versione con aggiunte e modifiche al libretto da parte di Arrigo Boito, Milano, Teatro alla Scala, 24-III-1881. Direttore Franco Faccio. Personaggi e interpreti (1857 e 1881): Simon Boccanegra (baritono; Leone Giraldoni - Victor Maurel), Jacopo Fiesco (basso; Giuseppe Echeverria - Edoardo de Reszkè), Maria Boccanegra [sotto il nome di Amelia Grimaldi] (soprano; Luigia Bendazzi - Anna d'Angeri), Gabriele Adorno (tenore; Carlo Negrini - Francesco Tamagno), Paolo Albiani (baritono; Giacomo Vercellini - Federico Salvati), Pietro (baritono; Andrea Bellini - Giovanni Bianco), un'Ancella di Amelia (mezzosoprano; N. N. - Fernanda Capelli), un Capitano dei balestrieri (tenore; N. N. - Angelo Fiorentini)
Simone Boccanegra, di famiglia genovese risalente all'inizio del sec. XIII dalla quale uscirono numerosi uomini politici e d'arme (dogi, consoli, ammiragli, capitani), nonché banchieri, fu il primo doge di Genova, una prima volta dal 1339 al 1344; esonerato dalla carica, si rifugiò a Pisa, ma con l'appoggio dei Visconti riprese le proprie funzioni nel 1356; morì avvelenato nel 1363.
L'azione è in Genova e sue vicinanze intorno alla metà del sec. XIV.
Prologo: il corsaro Simon Boccanegra viene eletto, grazie al filatore d'oro Paolo Albiani e al popolano Pietro, doge della città . Egli dapprima è titubante, poi decide di accettare la carica che gli permetterà di sposare la donna che ama, Maria, figlia del nobile Jacopo Fiesco: sino ad allora, infatti, tale matrimonio gli era stato impedito da Jacopo. Simon Boccanegra chiede dunque a Jacopo la mano di Maria, ma questi vuole che Simone gli consegni la bambina nata dalla loro relazione. Simone risponde di non poterlo fare, dal momento che la bimba è stata rapita dopo l'improvvisa morte della nutrice. Jacopo non concede il permesso per le nozze e si ritira. Prima di andarsene, Simone vuole rivedere l'amata Maria ed entra nella sua camera: vi trova la donna morta a causa delle pene subite per il loro amore contrastato.
ATTO I: venticinque anni dopo, Amelia Grimaldi, figlia di Andrea, è innamorata del giovane Gabriele, che la chiede in sposa. Andrea acconsente volentieri alle nozze, ma confessa in confidenza a Gabriele che Amelia non è sua figlia, bensì un'orfanella raccolta in Pisa. Giunge il doge Simone, il quale ha destinato Amelia a divenire la moglie di Paolo Albiani; costei, però, rifiuta il matrimonio e dichiara a Simone di essere già fidanzata e, inoltre, di non essere la figlia di Andrea. Dopo poco, grazie ad un ritratto della madre di Amelia, i due si riconoscono come padre e figlia. Simone avverte quindi Paolo affinché rinunci al matrimonio con Amelia; Paolo giura di vendicarsi e cospira con Pietro per rapire la ragazza. Intanto Gabriele è venuto a sapere che Amelia era stata rapita per ordine di Paolo Albiani e, non sapendo ancora che Simone è il padre di Amelia, crede il doge responsabile del rapimento. Durante un tumulto popolare, Gabriele si scaglia contro il doge per ucciderlo, ma Simone doma la rivolta e fa comprendere a Paolo di conoscere la sua colpa.
ATTO II: Paolo vuole uccidere Simone e si rivolge a Gabriele, ancora ignaro del rapporto tra Amelia e il doge, dicendogli che Simone è innamorato di Amelia e che essa è rinchiusa nel palazzo perché sottoposta ai suoi turpi desideri. Intanto Amelia confessa al padre l'amore che prova per Gabriele: Simone acconsente alle nozze purché il giovane si ravveda. Rimasto solo, Simone beve in una tazza in cui era stato versato del veleno da Paolo e si addormenta: Gabriele sopraggiunge, pronto a pugnalarlo, ma interviene nuovamente Amelia, che gli racconta la verità . Gabriele le chiede perdono.
ATTO III: Paolo sta per essere condotto sul patibolo per aver consegnato armi ai rivoltosi, quando incontra Fiesco e gli confessa di aver avvelenato Simone. Fiesco, seppur nemico acerrimo del doge, lo avverte del pericolo imminente. Simone, tuttavia, è contento di poter ottenere il perdono di Fiesco per avergli sedotto la figlia, mostrandogli Amelia. Amelia e Gabriele sono già presi dai preparativi delle nozze, mentre Simone - ormai morente - invita il popolo a proclamare Gabriele nuovo doge di Genova.