Aroldo

Melodramma in 4 atti di Giuseppe Verdi, libretto di Francesco Maria Piave, tratto dai romanzi The Bethroted (Il fidanzato) di Walter Scott e Harold, the Last of the Saxon Kings (Aroldo, l'ultimo dei re sassoni) di Edward George Bulwer-Lytton. L'opera nasce come profonda revisione (soprattutto per motivi di censura) del libretto di (1850), opera di cui Verdi riutilizzò, con modifiche, la partitura.
1a rappresentazione: Rimini, Teatro Nuovo, 16-VIII-1857. Personaggi e interpreti: Aroldo (tenore; Emilio Pancani), Mina (soprano; Marcella Lotti), Egberto (baritono; Gaetano Ferri), Briano (basso; Giovanni Battista Cornago), Godvino (tenore; Salvatore Poggiali), Enrico (tenore; Napoleone Senigaglia), Elena (mezzosoprano; Adelaide Panizza), Jorg (mimo).
La scena si svolge intorno al 1200.
ATTO I: il cavaliere sassone Aroldo, ritornato vittorioso dalla crociata, è festeggiato nel proprio palazzo con un banchetto. La sposa Mina teme però che venga alla luce la propria tresca con Godvino. Ricorrendo l'anniversario di matrimonio, Aroldo le domanda dell'anello nuziale: Mina l'ha perduto e Aroldo le preannuncia oscure sciagure. Mina decide di confessargli tutto in una lettera, ma è sorpresa dal vecchio padre Egberto che, desideroso di chiarire un episodio che può macchiare l'onore del casato, le impone il silenzio con Aroldo. Durante la festa, Godvino è sorpreso di sfuggita dal pio eremita Briano mentre cela entro un libro un biglietto per Mina: Briano cerca di ritrovare il giovane fra gli invitati e crede di ravvisarlo in Enrico, cugino di Mina, che è additato ad Aroldo e agli astanti come il seduttore. Per denunciarlo pubblicamente, Aroldo intende leggere quale esempio una vicenda analoga, raccontata dal poeta proprio nel libro in cui è celato il biglietto. Apertolo, cade lo scritto: Egberto se ne impadronisce impedendo che chiunque lo legga, fra l'ira repressa di Aroldo e il turbamento degli invitati.
ATTO II: nel camposanto, Mina implora pietà pregando sulla tomba della madre e respinge le avances di Godvino. Giunge Egberto, che lo sfida a duello mortale: quando Aroldo accorre a separare i due contendenti, Egberto gli insinua che il seduttore sia proprio Godvino. Crescono i sospetti quando Mina chiede la grazia per il giovane. Aroldo minaccia di ucciderlo. Si levano in quel momento le voci oranti dei fedeli in chiesa: Briano rammenta severamente al cavaliere il proprio giuramento di crociato e gli impone il perdono. Aroldo, sopraffatto, cade privo di sensi.
ATTO III: Egberto rimugina sul disonore abbattutosi sulla sua vecchiaia di cavaliere, e medita di suggere veleno da un anello. Quando Briano gli annuncia che Godvino e Aroldo giungeranno lÏ a colloquio, la vendetta gli balena a portata di mano. Aroldo intende sciogliere il matrimonio per prendere i voti al seguito di Briano: Godvino potrà così avere per sé Mina. La donna, a sorpresa, firma l'atto di divorzio, ma se ne pente subito dopo, rifiutandosi di andare a mere nozze riparatrici con un uomo in realtà mai amato. Irrompe Egberto con la spada insanguinata e proclama di aver nel frattempo compiuto la sua personale vendetta su Godvino.
ATTO IV: in Scozia, sulle rive del lago Loomond. Aroldo è divenuto eremita e vive con Briano un'esistenza di povertà e preghiera, ma non ha pace: ha ancora nel cuore l'amore per Mina e il tradimento bruciante di Godvino. Scampati a una tempesta sul lago, approdano alla sua capanna Egberto e Mina: sono giunti fin lassù in pellegrinaggio per ottenere il suo perdono dal tradimento e dal delitto. Commosso dal sacrificio, Aroldo li assolve in nome di Dio.