Attila

Dramma lirico in 1 prologo e 3 atti di Giuseppe Verdi, libretto di Temistocle Solera, tratto dalla tragedia Attila, König der Hunnen (1808) di Zacharias Werner.
1a rappresentazione: Venezia, Teatro La Fenice, 17-III-1846. Personaggi e interpreti: Attila (basso; Ignazio Marini), Ezio (baritono; Natale Costantini), Odabella (soprano; Sofia Loewe), Foresto (tenore; Carlo Guasco), Uldino (tenore; Ettore Profili), Leone (Giuseppe Romanelli).
Alla metà del V secolo.
PROLOGO: sulla piazza di Aquileia conquistata, gli unni si danno alle crapule inneggiando al dio Wodan e al Walhalla: Attila è portato fra loro in trionfo. Al suo cospetto è condotto uno stuolo di vergini aquileiesi prigioniere. Le guida l'orgogliosa Odabella, figlia del trucidato signore della città: il re, ammirato dal suo bellicoso coraggio, la vuole come favorita. Odabella finge di consentire. Il generale romano Ezio, per evitare altri scontri, propone all'unno di deporre gli imbelli imperatori d'Oriente e Occidente e spartirsi il regno: ad Attila il resto del mondo, l'Italia per sé. Ma il condottiero barbaro sprezza simili patteggiamenti, e a Ezio non resta che rinnovare lo scontro in campo. Nelle lagune adriatiche, gli eremiti salutano l'alba serena dopo una notte di tempesta, quando approdano i profughi di Aquileia distrutta. Al posto delle capanne sorgerà più bella la nuova Aquileia, Venezia.
ATTO I: Odabella riabbraccia l'amato Foresto che però, credendola concubina di Attila, la respinge. La fanciulla gli rivela essere una mera finzione per uccidere il barbaro: i due si abbracciano riconciliati. Addormentato nella propria tenda, Attila si desta di soprassalto e narra allo scudiero Uldino un sogno: giunto con le proprie orde alle porte di Roma, è fermato da un vecchio canuto, che con voce tonante gli impone di arretrare di fronte alla terra di Dio. Scacciato l'istante di debolezza, Attila decide di muovere contro la Città Eterna: ma non appena le schiere accennano a mettersi in marcia, giunge da lontano il canto flebile di donne e fanciulli, guidati da Leone, un vecchio imbelle che lo arresta con le stesse parole udite in sogno. Attila, prostrato, non osa proseguire.
ATTO II: al campo romano, Ezio apprende indispettito della tregua impostagli dall'imperatore fanciullo Valentiniano: ma Foresto, informatolo del piano di Odabella per uccidere Attila, gli offre la possibilità di debellare i barbari una volta morto il condottiero. Gli unni e i loro alleati si apprestano nel frattempo al banchetto nuziale del re; ma i presagi dei druidi e degli àuguri sono nefasti: sul convito scende una cappa di mesto silenzio. La tensione è dissolta dal riapparire del sereno: Attila sta per bere da una coppa, ma Odabella lo avverte che è avvelenata. Foresto si svela colpevole: Odabella chiede che venga risparmiato, fingendo di volerlo punire di persona.
ATTO III: visto fallire il proprio piano, Foresto invoca l'intervento delle armi romane. Dal campo unno fugge verso lui Odabella: Attila la insegue, ma allorché la scopre insieme con Ezio e Foresto comprende il tradimento. Troppo tardi: in quell'istante i romani irrompono nell'accampamento barbaro, e Attila è trafitto a morte da Odabella, che può così vendicare il padre.