I due Foscari

Tragedia lirica in 3 atti di Giuseppe Verdi, libretto di Francesco Maria Piave, tratto dal dramma in 5 atti in versi The two Foscari (1821; rappresentazione 1838) di George Gordon Byron. Composizione: primavera-estate 1844.
1a rappresentazione: Roma, Teatro Argentina, 3-XI-1844. Personaggi e interpreti: Francesco Foscari (baritono; Achille De Bassini), Jacopo Foscari (tenore; Giacomo Roppa), Lucrezia Contarini (soprano; Marianna Barbieri-Nini), Jacopo Loredano (basso; Baldassarre Miri), Barbarigo (tenore; Antonio Pozzolini), Pisana (soprano; Giulia Ricci), Fante del Consiglio de' Dieci (tenore), Servo del Doge (basso).
1a edizione: Milano, Ricordi, 1844.
La scena è in Venezia, nel 1457.
ATTO I: Jacopo Foscari, figlio del doge Francesco, è rientrato in incognito a Venezia, donde era stato esiliato, ingiustamente accusato di avere ucciso due congiunti di Jacopo Loredano; scoperto e arrestato, viene condotto di fronte al Consiglio dei Dieci, di cui Loredano fa parte. La moglie di Jacopo, Lucrezia, intende recarsi dal doge e ottenerne l'aiuto; ma le giunge la notizia che Jacopo è stato nuovamente condannato all'esilio e dovrà tornare a Creta. Anche il doge Francesco piange la sorte del figlio; Lucrezia si reca da lui per reclamare contro la decisione del Consiglio dei Dieci, ma Francesco le rammenta l'esistenza di una lettera che sembra accusare Jacopo.
ATTO II: Jacopo, in prigione, è incessantemente perseguitato da incubi: gli appare lo spettro del conte di Carmagnola, che gli ricorda come il doge suo padre lo avesse fatto condannare a morte; Jacopo sviene. Lucrezia scende nelle prigioni per confortare il marito e annunciargli la sentenza del Consiglio; poco dopo giunge anche Loredano, che invita Jacopo a prepararsi per la partenza. Nell'aula del Consiglio, Jacopo legge la sentenza che lo riguarda e implora la grazia al padre, ma invano; nella sala irrompe Lucrezia con i due figlioletti supplicando di poter partire insieme con il marito, ma il perfido Loredano non acconsente. Jacopo viene condotto via, Lucrezia sviene.
ATTO III: in piazza San Marco Jacopo si accinge a partire, mentre la moglie, il doge e i figli si attardano a salutarlo, venendo perciò redarguiti da Loredano. Più tardi il doge riceve dal senatore Barbarigo un foglio: un uomo, in punto di morte, vi si accusa dell'omicidio di cui era stato incolpato Jacopo. Il doge esulta, ma giunge Lucrezia disperata perché Jacopo non ha retto all'emozione ed è morto di crepacuore subito dopo la partenza. Entrano i membri del Consiglio per chiedere l'abdicazione del doge, il quale reagisce con veemenza, dal momento che tre volte negli anni passati aveva chiesto di rinunciare al trono e non gli era stato concesso; consegna l'anello dogale e si appresta a partire con Lucrezia. Le campane annunciano l'elezione del nuovo doge: come il figlio, anche Francesco muore di dolore, appagando così la sete di vendetta di Loredano.